Giulia

Negli occhi di Giulia ci vedi storie da raccontare. Difficilmente tiene lo sguardo fisso sull’interlocutore di turno, sempre in cerca di due occhi giusti che possano veramente ascoltare. Allora meglio qualunque altra cosa su cui posare gli occhi.
Sembra timidezza, ma non lo è.
Finalmente è venerdì, la scrivania ricolma di carte è  già un ricordo, questo fine settimana si piantano le barbatelle. La primavera sta arrivando a Modigliana, lo preannuncia la lama di luce che  passa  calda dalla finestra. La prima. Sorprendente.
All’osteria di Maria aspettano Giulia per il solito pranzo prima del fine settimana. Cravatte slacciate che già sanno che il loro turno è  finito facendo compagnia  a giacche stanche sulle sedie.
Giulia chiude la porta dietro di se con gesti consueti, rituali. L’aria è ancora fresca. Alza il bavero del cappotto mentre i tacchi tintinnano nel silenzio del selciato da secoli  abituato alle ruote dei carri e agli zoccoli dei cavalli.
Attraversa il ponte, passa davanti alla macelleria di Sergio. Quella col toro sull’insegna che sembra di essere a Madrid.

Giu’ a destra allungando il passo, qualche metro, ed eccola lì la porta della bottega di Maria, i suoi tavoli hanno visto passare tre generazioni di Modigliana. Oggi come ieri.

Apre la doppia porta della vecchia osteria e tutto sa di brodo di cappone, di casa, di legna e matterelli veloci, di pasta fresca e di chiacchiere e risate delle azdore.
Con le mani ancora intente al bavero é la voce di Maria che l’anticipa:
“Ah dì, pienone burdela… Oggi stai qui al banco con me… festeggiamo”.
“Cosa Maria?”
“La vita”. Risponde.
“C’è forse ragione migliore per aprire una bottiglia di vino?”
La mensola di legno scuro e’ colma di Rossi. Cerca Maria col fare di chi sa con sicurezza dove andare:“Questa”. Dice.

2012… dice l’etichetta.
 “Ricordo il febbraio del 2012…. Che  grande neve. La primavera è poi trascorsa senza praticamente pioggia. L’estate è stata afosa, torrida. L’uva si è fatta tronfia di zuccheri e ci ha regalato vini carichi, larghi e generosi. Un’annata calda come il 2007 ma meno di quella del 2003 e del 2017. Sfacciata insomma.”
Giulia sorride di questa cultura che sfugge dalle mani che hanno appena tirato 12 uova di sfoglia. Le sue dita accarezzano il calice. Si porta il bicchiere alle labbra e lo assapora piano: profumi di frutti rossi e fiori, spezie dolci e note di tabacco Giulia ha le mani che sanno di sale, di vento e di mare. Sapido il sapore tra le labbra.
Maria la guarda e le dice: “E’ l’arenaria. E’ la sabbia del mare che il tempo ha portato in su. E’ il nettare delle sirene… con cosa che credi che l’avessero ammaliato Ulisse? Davvero col canto?”Giulia annuisce, scosta i capelli dal viso e fa ruotare piano il bicchiere. Maria la guarda e si chiede se oggi avrà il coraggio di riconoscere lo sguardo di quel bel signore che ogni venerdì attende il suo arrivo per offrirle un bicchiere di vino. Si chiede se questo calice di rosso le regalerà la sfacciataggine di rivolgergli un cenno per scoprire finalmente che non sono davvero i cappelletti a portarli in Osteria ogni venerdì…
Anche questo è Torre.