Oggi è tutto fermo

La vigna riposa. La quiete. E’ la fine del combattere, del resistere dei tralci alle  sferzate della potatura.

La storia della vigna non è altro che questo: un insieme ordinato di minuti, ore e giorni, di mani che si alternano tra un’attività e l’altra, intervallate soltanto dalla presenza silenziosa e apparentemente inerme del tempo.

Un tempo prezioso.

Oggi è tutto fermo.

Non ci sono mani che piegano, piedi che calpestano, vociare nel freddo pungente tra i filari. Troppo ora per questa isola di Romagna.  Già si intravedono due fiori di pesco anche se laggiù dietro Modigliana la neve ammanta ancora le colline.

Non è ancora ora.

Nella bellezza di questo luogo non si può non pensare al legame con il vino  che verrà.  Tra i raspi si sente ancora il rumore delle pinze che hanno spezzato i rami più duri e tenaci. Ancora lì a terra.

Abbiamo tagliato per far nascere la struttura della vite che ci darà il vino nuovo, di cui per quanti sforzi, e quanta esperienza e quanta conoscenza abbiamo dentro non saremo mai in grado di sapere le sfumature del colore, le tonalità dei profumi.

Questa annata è diversa dalla precedente e dalla prossima. Ogni volta si ricomincia ed è tutto uguale e tutto nuovo: un giorno di pioggia in più, un freddo inaspettato, un caldo improvviso.

Non si lascia mai la terra.

La vigna va ascoltata, guardata e custodita. Ogni giorno anche quando tutto sembra fermo, il lavoro delle mani pazienti forgia la vigna che cambia come cambiano le stagioni.  Si taglia per far crescere, indebolisce per dare forza.

Oggi è tutto fermo.

Sembra immobile. Ma la  vigna vive, e si trasforma sempre anche quando non accade nulla. Ceppi spogli, entità organiche, che nascono si nutrono, crescono in silenzio nel passare del tempo.

Oggi è tutto fermo è forse un paradosso.

La vigna aspetta il tempo. Un tempo che scorre lento. Il tempo che cambia.

E’ pioggia, sole, secco, umico,

E’ vento. E’ neve.

Ecco dunque il vino che verrà. Il dono.

Il regalo della vigna per averla protetta, curata, e seguita.  Per averle dato un destino.

“Ed ora che si fa” chiedo.

“Nulla.”  “Si aspetta”.

Questo è Torre.